Lui & Lei
“La regola dei 5 min 😉 "
18.06.2026 |
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"Marco mosse lentamente la mano sul tavolo, fermandola a pochi centimetri da quella di lei..."
L’aria della sera era tiepida, carica del profumo salmastro che saliva dalla costa. Il locale non era troppo affollato, il che rendeva il rumore dei bicchieri e della musica jazz in sottofondo un semplice contorno.Elena e Marco erano seduti al tavolo d’angolo, quello parzialmente nascosto da una pianta di monstera. Si conoscevano da mesi per motivi professionali, ma quella sera l'atmosfera era diversa. Non c’erano planimetrie, scadenze o e-mail a fare da scudo. C’era solo una scommessa implicita nell'aria, nata da uno sguardo di troppo all'inizio della cena.
"Quindi, ricapitoliamo," disse Marco, facendo ruotare il ghiaccio nel suo bicchiere, lo sguardo fisso su quello di lei. "Chi distoglie gli occhi per primo paga il conto e ammette la sconfitta?"
Elena sorrise, un angolo della bocca che si sollevava appena. Appoggiò i gomiti sul tavolo, intrecciando le dita sotto il mento. "Troppo semplice. Se dobbiamo giocare, facciamolo sul serio. Cinque minuti. Niente distrazioni, niente parole. Solo guardarsi. Chi parla o guarda altrove, perde qualcosa di più di una cena."
"E cosa si perde?" chiese lui, abbassando impercettibilmente il tono della voce.
"La possibilità di decidere come finisce questa serata," rispose lei, con assoluta calma.
Marco accettò la sfida senza esitare. Il timer sul telefono venne avviato e posizionato a schermo in giù. Da quel momento, il silenzio divenne il loro spazio.
Il primo minuto passò tra la sorpresa e l'ironia. C’era una leggera sfida nei loro occhi, il tentativo reciproco di decifrare i pensieri dell'altro. Marco notò per la prima volta una piccola sfumatura dorata nell'iride di Elena, qualcosa che le luci artificiali dell'ufficio avevano sempre nascosto.
Al terzo minuto, il gioco cambiò natura. La superficie ironica si spezzò, lasciando spazio a una tensione palpabile. Il respiro di Elena si fece appena più profondo, il ritmo regolare del petto che non sfuggì a Marco. La distanza del tavolo sembrava essersi ridotta. Non c'era bisogno di toccarsi; la vicinanza era data dall'attenzione assoluta, quasi magnetica, che ognuno dedicava all'altro. Marco mosse lentamente la mano sul tavolo, fermandola a pochi centimetri da quella di lei. Le dita si sfiorarono appena, un contatto elettrico, ma gli occhi rimasero saldi, incatenati.
Al quinto minuto, il tempo si era dilatato. Il rumore del locale era svanito. Esisteva solo quel centimetro di spazio tra le loro mani e l'intensità di uno sguardo che diceva tutto ciò che la prudenza aveva taciuto per mesi. Il desiderio non era più un'ipotesi, ma una certezza condivisa.
Bzz.
Il telefono vibrò sul tavolo, rompendo l'incantesimo. Nessuno dei due aveva distolto lo sguardo.
Elena lasciò andare un respiro lento, un sorriso accennato che questa volta non era di sfida, ma di resa. Fece scivolare la sua mano in quella di Marco, intrecciando le dita.
"Direi che è un pareggio," sussurrò Marco, la voce leggermente più roca.
"Niente affatto," rispose lei, alzandosi e lasciando la borsa sulla sedia per un istante, prima di prenderla. "Abbiamo vinto entrambi. Andiamo via!!
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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